
John Larry Kelly Jr., Il Genio del Criterio
Dietro alcune delle strategie più lucrative nel mondo della finanza quantistica e delle scommesse sportive di alto livello si nasconde un’idea nata negli anni ’50 dalla mente di un matematico texano, John Larry Kelly Jr. La sua storia è un affascinante intreccio tra teoria dell’informazione, gioco d’azzardo e investimenti, culminata nel celebre “Criterio di Kelly“, una formula che ottimizza la crescita del capitale.
Nato nel 1923 in Texas, Kelly, dopo aver servito come pilota nella Marina Militare statunitense durante la Seconda Guerra Mondiale, sfruttò le opportunità offerte dal G.I. Bill per dedicarsi agli studi universitari. Fu all’Università di Austin che il suo talento per la matematica fiorì, portandolo a conseguire un dottorato nel 1953. La sua tesi conteneva già il germe di quella che sarebbe diventata la sua eredità più duratura.
Il vero salto di qualità avvenne quando Kelly fu assunto dai leggendari Bell Laboratories. In questo vivace ecosistema di innovazione, dove si respirava un’aria di scoperte continue, Kelly si trovò a collaborare con figure del calibro di Claude Shannon, il padre della teoria dell’informazione. Il suo compito ufficiale era occuparsi di problemi di comunicazione a lungo termine, ma la sua mente stava per trovare una connessione inaspettata.
Nel 1956, Kelly pubblicò sul “Bell System Technical Journal” un articolo intitolato “A New Interpretation of Information Rate”. Il problema originale era tecnico: massimizzare la velocità di trasmissione dei dati in un canale rumoroso. Tuttavia, Kelly ebbe un’intuizione geniale. Si rese conto che la stessa logica poteva essere applicata a uno scenario completamente diverso: una serie di scommesse favorevoli. La formula che sviluppò, f = (p*b – q) / b, indica la frazione ottimale del proprio capitale (f) da impegnare quando si ha una probabilità di vincita (p), una probabilità di perdita (q) e una quota (b) che rende la scommessa vantaggiosa.
La grandezza del Criterio di Kelly non sta nel promettere vincite facili, ma nell’ottimizzare la crescita a lungo termine, minimizzando il rischio di bancarotta. È una strategia di gestione del capitale, non di selezione delle scommesse. La sua efficacia non passò inosservata. Edward O. Thorp, un matematico poi diventato un pioniere dei fondi hedge e famoso per il libro sul blacjack “Beat the Dealer”, riconobbe immediatamente il suo potenziale. Thorp utilizzò il criterio per battere il banco alla roulette di Las Vegas (insieme a Claude Shannon idearono il primo computer predittivo portabile) e, in seguito, lo applicò con gran successo nei mercati finanziari, dimostrando come la formula potesse essere adattata per gestire un portafoglio di investimenti.
Oltre al suo capolavoro, Kelly contribuì anche alla ricerca sulla sintesi vocale, lavorando a un dispositivo che poteva essere considerato un antenato dei moderni lettori di testo per non vedenti. Purtroppo, la sua carriera promettente fu tragicamente interrotta nel 1965 da un’emorragia cerebrale fatale, quando aveva solo 41 anni.
Oggi, il Criterio di Kelly è un pilastro della finanza quantitativa e della teoria della gestione del portafoglio. È studiato e rispettato da leggende degli investimenti come Warren Buffett e Charlie Munger, che ne applicano i principi in modo più intuitivo. La lezione di Kelly è più attuale che mai: in un mondo dominato dall’incertezza, la disciplina nella gestione del rischio è spesso più importante della ricerca del guadagno immediato. La sua eredità è la prova di come un’idea matematica pura, nata in un laboratorio di comunicazione, possa illuminare la strada per decisioni più razionali in campi imprevedibili come i mercati finanziari e le scommesse sportive.
